Il sesso del nascituro

E’ ufficiale, è un maschietto! I risultati della amniocentesi confermano quanto avevo sbirciato io nella ecografia di fine aprile e che i medici non hanno voluto/potuto confermare nemmeno durante l’ecografia di maggio…

Che dire? Sarà vedo che una mamma vede e sente quello che gli estranei non vedono e sentono?

Parte, pertanto, il toto-nome. Mio marito ed io abbiamo già un nome che ci frulla per la testa ma mi piacerebbe allargare il paniere da cui scegliere.

Sapete che cos’è la sudamina?

Io non l’avevo mai sentita, ma l’avevo vista, l’ho sentita chiamare volgarmente “sfogo di sudore”…

Ho letto una rivista dal parrucchiere e ho imparato, sfogliando tra le mille e mille pubblicità di smalti, scarpe e rossetti che la sudamina è quell’ irritazione della pelle del neonato (fino a 2 anni di età circa), dovuta ad una eccessiva produzione di sudore che non riesce ad evaporare perchè, ad esempio, il bambino è troppo coperto o si trova in un luogo chiuso, caldo e non ben arieggiato.  

Il sudore a contatto con la pelle provoca irritazioni ed infiammazioni perchè contiene acidi e sali minerali; viene trattenuto nei pori della pelle delicata del neonato e forma piccole vesciche sporgenti che rendono la pelle arrossata e ruvida al tatto. In generale l’arrossamento si manifesta sul collo, sulla nuca, all’inguine, sul sederino e sul pancino.

Come si cura?

Ho letto un articolo del prof. G. Marietti del Policlinico Gemelli di Roma che consiglia di fare dei bagnetti in acqua appena tiepida che rinfrescano la pelle e fanno scomparire l’irritazione, dopo il bagnetto la pelle deve essere tamponata delicatamente e non sfregata. Il primario consiglia inoltre di far attenzione a che le bollicine non si infettino, altrimenti occorrerebbe una pomata antibiotica…

Uff…quante cose bisogna sapere…

Pipi e patate

Ieri pomeriggio Pallino mi ha suggerito di preparare per cena qualcosa di veramente leggero…pipi e patate, ovvero peperoni rossi e gialli fritti con le patate.

E’ una ricetta calabrese e, anche se non si direbbe, è adatta anche in primavera – estate perché è un piatto buonissimo anche freddo.

E’ semplice da preparare, un po’ meno per chi non ama friggere e impregnare la casa ed il condominio intero di un profumo inconfondibile di peperoni e patate fritte. Fuori la porta di casa mia verso le 20 c’era la fila…

Per 4 presone ho preso 1 peperone (giallo o rosso) e 2 patate a testa.

Ho tagliato i peperoni a listarelle e le patate a fette non molto sottili, altrimenti si spappolano.

Ho fritto le patate in una padella e le lo poi messe su carta assorbente e le ho salate.

Nel frattempo ho messo in una padella più grande e col bordo alto un po’ di olio di oliva e 2 spicchi di aglio. Poi ho aggiunto i  peperoni e li ho cotti a fuoco lento per circa 20 minuti. Dopo un paio di minuti ho tolto l’aglio prima che si annerisse ed ho salato i peperoni.

Poco prima che i peperoni fossero cotti ho aggiunto 4 pomodorini pachino tagliati a metà e li ho fatti appassire con i peperoni.

Alla fine ho aggiunto le patate e 4 foglie di basilico e ho lasciato insaporire il tutto per 5 minuti.

Et voilà, le plat est prêt!

Culurgiones di patate con burro e salvia

Come vi scrivevo in altre occasioni, ogni tanto mi prende voglia di qualcosa di particolare, ma per il momento, sempre cose che avevo in casa o che potevo facilmente preparare con gli ingredienti che mi trovavo in dispensa.

Oggi mi è presa voglia di culurgiones di patate.

Avevo assaggiato questi maxi-ravioli in sardegna l’nno scorso e mi ero sempre promessa di imparare a prepararli.

Vi scrivo la ricetta ed allego la foto finale. Buon appetito!

Ingredienti per 6 persone

 Per il ripieno:

2 spicchi d’aglio

1 kg di patate rosse

7-8 foglie di menta

300 gr di pecorino stagionato grattuggiato

mezzo bicchiere di olio extravergine di oliva

 

Per la pasta:

1 dl di acqua

300 gr di farina

1 cucchiaio di sale

Preparazione del ripieno

Bollire le patate in acqua salata, una volta cotte e raffreddate sbucciarle e schiacciarle con uno schiacciapatate; versare la purea in un contenitore e aggiungere gradatamente l’olio, l’aglio e la menta tritati molto sottili.

Aggiungere il pecorino e mescolare fino ad ottenere un impasto omogeneo. Lasciate riposare l’impasto in frigo mentre si prepara la pasta.

Preparazione della pasta

Disporre la farina a fontana su una spianatoia, aggiungere l’acqua e lavorare fino a quando l’impasto avrà raggiunto una certa elasticità che consentirà di essere stirato in sfoglie sottili.

Dopo aver steso la pasta in fogli di circa 3-4 mm di spessore, ricavare tanti dischetti di 7-8 cm di diametro (va bene ad esempio usare come stampo un bicchiere capovolto).  Unire pollice ed indice di una mano e posizionarci sopra un dischetto di pasta. Porre nel dischetto, dove c’è l’incavo tra le due dita, un cucchiaio di impasto precedentemente preparato. Con l’altra mano chiudere la pasta pizzicandola lungo i bordi, un lato per volta. Il risultato finale sarà un raviolo dalla forma tipo spiga. 

Cuocere i culurgiones in acqua salata per 5 minuti, scolarli quando vengono a galla.

Condire con burro e salvia facendo sciogliere, durante la cottura dei culurgiones,  il burro in una padella, aggiungendo 5-6 foglie di salvia e facendo attenzione a che la salvia non bruci.

Servire con parmigiano o con altro pecorino grattugiato a seconda dei gusti. 

Suggerimenti 

I culurgiones possono essere con diti anche con sugo pomodoro e basilico.

Alcune varianti della ricette, a seconda delle zone della sardegna, prevedono nell’impasto, insieme alle patate, la cipolla invece dell’aglio, precedentemente fatta appassire in padella. 

Visto che i culurgiones ricordano la forma di una spiga, una volta cotti potete disporli su un piatto da portata a spina di pesce, in modo da ottenere una spiga gigante, oppure in un piatto tondo potete creare una specie di fiore.

Gravidanza e stipsi: consigli sperimentati!

Mi sono chiesta se inviare questo post visto che l’argomento non è certo piacevole. Però ho messo da parte quell’inutile senso di pudicizia e ho cliccato su “pubblica”!

Non intendo sponsorizzare prodotti, non ci guadagno niente, mi fa solo piacere condividere una esperienza di successo! 🙂

Mezz’ora prima di colazione ho preso per 10 giorni 1 bustina di Yovis 1g fermenti lattici sciolta in succo di frutta a pera a temperatura ambiente.

A colazione sto mangiando latte appena tiepido con i bastoncini di fibre Kellog’s All Bran e 4 prugne secche Sunsweet messe in ammollo in acqua dalla sera precedente.

Certo per me passare dalla colazione con i frollini al cacao e gocce di cioccolato ai bastoncini di crusca è stato un trauma, ma se mi evita le coliche direi che il sacrificio vale la pena!

Diciassettesima settimana – le mie compagne di stanza

Durante la mia degenza in ospedale, quando sono stata trasferita dalla sala parto al reparto ginecologico (vedi post del 22 maggio 2010),  ho avuto la fortuna di trovarmi in stanza con altre ragazze della mia età o poco più grandi ed ero l’unica, di sei, ad essere in gravidanza; le altre lo erano state e avevano perso il bambino da poco, chi in un modo chi nell’altro 😦

Accanto alla nostra stanza erano ricoverate le neo – mamme e due o tre volte al giorno vedevamo passare in corridoio nelle cullette i loro neonati per l’allattamento. Ogni volta che sentivo i vagiti dei piccoli mi chiedevo cosa stessero pensando le mie compagne di stanza, chi in attesa di un raschiamento, chi di una operazione un po’ più complicata che rischiava di degenerare in isterectomia…

Devo dire che in più di una occasione hanno mostrato molta sensibilità nei miei riguardi pensando che i loro discorsi, legati alle loro recenti brutte esperienze, potessero mettermi ansia o comunque rattristarmi. A dire il vero certo non mi rallegrava sentire come avevano perso il bambino, chi alla ottava settimana, chi al quarto mese…, mi dispiaceva per loro e cercavo di non ostentare la mia gravidanza.

Nonostante tutto le mie compagne di stanza erano molto più gioviali e predisposte al sorriso delle neo – mamme nella stanza a fianco. Mi sono chiesta perché! Strano, vero? Se mi avessero chiesto di scegliere a scatola chiusa in quale stanza andare, in quella delle neo-mamme o con cinque donne che mamme non lo erano più, avrei scelto di sicuro la prima. Ed avrei sbagliato!

Nella sofferenza di ognuna di loro c’era la speranza e la forza di ricominciare, la gioia di sapere che a casa c’era un altro figlio/a ad aspettare la loro mamma o, comunque, la consapevolezza che la vita è fatta anche di brutte esperienze ma che vale la pena di essere vissuta col sorriso.

Grandi! In bocca al lupo!